venerdì 11 novembre 2016

Le avventure del filosofo sconosciuto (Edizioni Mediterranee)
























ALLA RICERCA E NELL’INVENZIONE DELLA PIETRA FILOSOFALE L’APOLOGIA DELLA GRANDE OPERA introduzione, traduzione e note di Massimo Marra
Abate benedettino in odore di alchimia, poi autorevole vescovo della diocesi di Bellay, autore tanto di opere teologiche e pastorali di chiara ispirazione controriformista quanto di operette apologetiche sulla grande Opera, sulla medicina magnetica e sulla talismanica, introdotto a corte e stimato dallo stesso Luigi XIV, di Jean-Albert Belin (1610-1677) ci rimangono pochi e disorganici dati biografici. La sua opera più famosa, di cui diamo qui la prima traduzione italiana, Les Aventures du Philosophe Inconnu en la recherche et l’invention de la Pierre Philosophale (1646), è divisa in due parti: la prima narra, con una vena non priva di spunti satirici e umoristici, le strampalate avventure di un giovane cercatore dei segreti dei Filosofi e dei suoi strani incontri con una varia sequela di imbroglioni e soffiatori; la seconda si sviluppa invece sull’apparizione di una bellissima ninfa iniziatrice che allatta teneramente lo sfinito alchimista e che, attraverso trois discours auxquels tout le secret de la Pierre Philosophale est enseigné, lo conduce alla conoscenza. In appendice diamo anche la prima edizione italiana de l’Apologie du Grand Oeuvre (1659), l’operetta che forse meglio di ogni altra rende conto dell’ideologia alchemica di Jean-Albert Belin, in cui Crisopea e Cristianesimo si fondono divenendo l’una il riflesso dell’altro, in un’analogia e omologia profonde tra la rigenerazione microcosmica propiziata dal Lapis e la salvazione universale mediata dal Cristo; in questa chiave Belin si inserisce in una ricca tradizione testuale che, prendendo le mosse dalla trattatistica medievale, attraverso l’intensa religiosità della scuola paracelsiana, si esprimerà in maniera sempre più compiuta sino ad autori come Pierre Jean Fabre (1588-1688).

Massimo Marra si è a lungo occupato di storia ed ermeneutica dell’alchimia e dell’ermetismo tra Rinascimento e Barocco, producendo numerosi lavori di edizione critica di testi alchemici da fonti a stampa e manoscritte. Ha inoltre approfondito la rinascita occultista francese a cavallo tra XIX e XX secolo e la storia e l’ermeneutica delle correnti esoteriche occidentali contemporanee. Nel 2000 ha pubblicato Il Pulicinella filosofo chimico: uomini e idee dell’alchimia a Napoli nel periodo del Viceregno (Mimesis, 2000), nel 2003 ha curato la ristampa del classico di Giovanni Carbonelli, Sulle fonti storiche della chimica e dell’alchimia in Italia (La Finestra, 2003). Nel 2007, insieme ad Andrea De Pascalis, ha curato il volume collettivo Alchimia (Mimesis, 2007). Dal 2004 al 2008 è stato inoltre il direttore editoriale del trimestrale Atrium - Studi Metafisici ed Umanistici di Trento. Ha prodotto il primo studio critico sulla figura e l’opera dell’esoterista francese René Schwaller de Lubicz, R.A. Schwaller de Lubicz: la politica, l’esoterismo, l’egittologia (Mimesis, 2008). Dal 2001 collabora alla redazione della rivista di medicine antropologiche e storia della scienza Anthropos & Iatria. Insieme a Paolo Aldo Rossi (Storia del Pensiero Scientifico, Università di Genova) ha diretto la collana “I Quaderni di Airesis” dell’editrice Mimesis, dedicata ai rapporti tra l’uomo e il sacro. Nell’ottobre 2008 ha diretto il Primo Congresso Nazionale di studi Alchemici del Grande Oriente d’Italia e, nel 2009, ne ha curato la pubblicazione degli atti (AA.VV., Il Fuoco che non brucia: studi sull’alchimia, Mimesis, 2009). Dal 2010 al 2013, oltre a pubblicare alcune ricerche su riviste e volumi collettivi, è stato impegnato nel varo del sito web di divulgazione culturale www.massimomarra.net che ospita un’estensiva raccolta di materiali documentali sull’ermetismo e l’alchimia, e costituisce la principale fonte di materiale in lingua italiana reperibile sul web.

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