mercoledì 26 ottobre 2016

L’ORA DEGLI SPIRITI di Enrica Perucchietti
























Vi è mai capitato di svegliarvi nel cuore della notte, tra le tre e le quattro, e sentirvi inquieti, se non addirittura terrorizzati? Vi siete mai sentiti paralizzati, come se il vostro corpo non rispondesse agli impulsi della mente? Avete mai sentito uno strano ronzio accompagnato da una sensazione di forte disagio?
Se la risposta è positiva, non dovete spaventarvi. Sono moltissime le persone che, in tutto il mondo, soffrono o hanno sofferto di paralisi notturne, sogni lucidi, incubi, esperienze extracorporee proprio in questo speciale orario. Dalle 3 alle 4 di notte.

L’ORA DEGLI SPIRITI
Questo è infatti un orario davvero speciale perché in molte tradizioni (comprese quella cristiana, islamica e sciamanica) assume una rilevanza particolare: esso viene chiamato l’"ora degli spiriti" o l’"ora del diavolo" o del demonio. Nelle società tradizionali si sapeva che in questo orario avveniva la chiamata degli spiriti e che lo sciamano era convocato a viaggiare nei cieli; nella tradizione occidentale essa è invece associata al rischio di un contatto con l’aldilà in cui si può incorrere in spiacevoli presenze, mentre nella  New Age è stata ribattezzata come l’ora delle "energie sottili" in cui l’operatore può entrare con più facilità in contatto con le entità altre... Per quanto riguarda l’occultismo, molte pratiche di magia si svolgono proprio in questo orario.
Nella tradizione cristiana viene considerata invece l’ora del diavolo in quanto sarebbe un orario notturno che risentirebbe dell’influenza lunare, opposta alle tre di pomeriggio in cui si narra sarebbe spirato il Cristo il croce... La Luna, inoltre, brilla di luce riflessa e può esser intesa come un pianeta ingannevole che si burla degli uomini riflettendo la luce del sole.
Il nostro satellite meriterebbe una trattazione a parte, in quanto è stato sempre collegato alla psiche, inteso dagli sciamani come luogo in cui venivano nascoste le anime (e che a loro toccava andare a recuperare con il volo astrale), tema ripreso dall’Ariosto per giustificare la fuga di Astolfo sulla Luna per recuperare il "senno" dell’impazzito Orlando. Nel medioevo veniva inteso come l’unico luogo in cui Caino - condannato da Dio a vagare senza meta per l’eternità - avrebbe trovato esilio, mentre recentemente il satellite è stato interpretato come un planetoide artificiale cavo base di una avanzatissima razza aliena... Ogni epoca proietta la sua visione nell’interpretazione dei concetti. Molti nomi e innumerevoli maschere per alludere alla stessa immagine.

IL FATTORE OZ
Questo orario ritorna anche in epoca moderna come teatro delle cosiddette abductions. Una caratteristica comune ai rapimenti alieni così come alle esperienze extracorporee o di premorte e ai resoconti dei viaggi sciamanici è la dimensione del “sogno” che sembra concretizzarsi proprio in questo periodo della notte.
Una caratteristica specifica nelle abductions è il cosiddetto “Fattore Oz”, che trae il nome dal celebre film del 1939, Il Mago di Oz, ispirato al romanzo di L. Frank Baum, in ricordo del viaggio della protagonista, Dorothy, su una strada pavimentata di mattonelle gialle non percorsa da nessun altro: quando Dorothy entra nel regno incantato di Oz, le mattonelle della strada su cui sta camminando si trasformano mano a mano sotto i suoi piedi in mattonelle dorate. I contorni della realtà ordinaria, cioè sfumano, ed entrando nel Regno di Oz anche le cose che appartenevano alla dimensione ordinaria acquisiscono un aspetto "magico". Dorothy, cioè, è entrata nel Regno del Sogno: non sta però sognando, sta viaggiando in un altro mondo, proprio come succede agli sciamani e agli addotti.
Ma di quale mondo si tratta?
Nei casi più semplici di contatto UFO, per esempio, dopo aver osservato strane nubi dense e colorate o globi di luce che si muovono avvicinandosi verso di loro, alcuni testimoni hanno perso coscienza, ma solo dopo aver avuto l’impressione di un salto spazio-temporale. Spesso, ad esempio, i testimoni si trovano da soli in una realtà che acquisisce la dimensione del sogno. Questo stato viene infatti preceduto da un’atmosfera di immobilità e silenzio: è come se l’ambiente circostante si fosse fermato e tutte le altre persone fossero sparite.
A battezzare in tal modo il fenomeno è stata la ricercatrice inglese Jenny Randles che ha studiato migliaia di resoconti alla ricerca di una causa comune. La Randles ha potuto catalogare i sintomi ricorrenti da contatto UFO: brividi, formicolii, paralisi, senso di vertigini, nausea, vomito, cefalea, collassi. Al “risveglio” dal contatto ci si accorge di essere vittima di missing time, ossia di non aver vissuto parti della giornata, da pochi minuti fino a qualche giorno, di essere lontani dal luogo dell’avvistamento, di avere indosso i vestiti bagnati o al contrario.
La Randles è giunta a concludere che questo clima di sogno possa essere una forma di illusione olografica che gli alieni proietterebbero nella mente dell’addotto per confonderlo e attirarlo a sé.
Quello che ho proposto invece in due opere, Il Fattore Oz (X-Publishing, 2012) e DMT. Terzo occhio o inganno dello spirito? (Terre Sommerse, 2013), è che tale fenomeno sia il segno di un vero e proprio cambiamento di stato che accompagna l’entrata in un mondo "intermedio" tra quello fisico e quello spirituale.
Ciò che si verifica nel regno del sogno avviene cioè in stato alterato (o meglio espanso) di coscienza, all’interno di una piattaforma virtuale, ma non per questo non “reale”. Il viaggio nel regno di Oz avviene con la coscienza, in astrale o come riferiscono gli sciamani, con l’anima "libera". Nella maggior parte dei casi gli addotti o i testimoni degli incontri paranormali vivono l’esperienza proprio dalle 3 alle 4 di notte.
Ma dove va la coscienza?

Un ronzio come chiave d’accesso alle altre dimensioni
Elemento comune alle esperienze che avvengono in questo orario notturno è un ronzio incessante che anticipa e poi accompagna le esperienze. Diversi testimoni riferiscono infatti di essere soliti svegliarsi di notte di soprassalto perché disturbati da un ronzio molto forte accompagnato da una sorta di vibrazione salire dalla colonna vertebrale verso la testa.
Ascoltando queste testimonianze ci si rende conto che il fattore Oz interviene in concomitanza di questo forte ronzio che sembra segnare il punto di accesso o di passaggio a un’altra dimensione.
Il ronzio è infatti comune alle visioni sotto effetto di DMT (dimetiltriptamina), una molecola endogena che viene secreta dall’organismo proprio tra le 3 e le 4 di notte.
Alcuni soggetti, sotto forte stress, stanchezza o spontaneamente fin dalla nascita, sembrano avere la capacità di secernere questa molecola in quantità superiore alla media. Il suono in questione potrebbe essere davvero la chiave d’accesso per le altre dimensioni se, come ipotizza la teoria delle supertringhe, alla base della realtà non vi sono particelle o funzioni d’onda ma stringhe che, come corde di violino, vibrano incessantemente secondo una determinata frequenza e in base alla loro tensione.
L’irrompere repentino di un suono diverso e costante che sembra precedere a poi accompagnare i fenomeni delle interferenze, potrebbe essere così il segno di un cambiamento di stato, o meglio di frequenza nella vibrazione delle stringhe, dal nostro piano di esistenza alle dimensioni extra.
L’accesso a questi mondi normalmente invisibili - ma teorizzati dalla fisica teorica - spiegherebbe anche il missing time, ovvero perché la percezione del tempo esperita dagli addotti durante i rapimenti non coincide mai con il tempo mancante sulla nostra dimensione. Una volta tornati “indietro”, alla realtà “fisica” e tridimensionale, i rapiti si trovano in difficoltà a spiegare come mai sia passato molto più tempo rispetto ai pochi secondi o minuti di black out da loro esperito.
La questione del tempo mancante, tra l’altro, è un tema costante al folklore dei racconti sugli incontri degli uomini con il Popolo Fatato. Al ritorno da Fairyland le vittime delle interferenze potevano ritrovarsi ad aver trascorso lontane da casa anche giorni, settimane, addirittura anni.
Questo genere di sintomi è stato riscontrato anche su volontari che si sono sottoposti a sedute controllate di sostanze allucinogene. Le sperimentazioni scientifiche condotte in laboratorio da psichiatri come Richard Strassman hanno potuto verificare che le esperienze indotte con la DMT sono state vissute dai volontari come assolutamente “reali” e non come mere allucinazioni.

DMT
La DMT o dimetiltriptamina è infatti uno tra i composti psicoattivi più diffusi in natura ed è il principio attivo della droga più nota degli sciamani andini, l’ayahuasca (o yagé).
Essa sembra essere una chiave in grado di aprire la porta o fessura tra i mondi, e si trova all’interno dello stesso organismo umano, quasi fossimo dotati per natura, per costituzione, di una complessa “tecnologia spirituale”. L’uomo, cioè, potrebbe essere strutturato biologicamente per entrare in connessione con l’altro mondo e l’organo atto a sintetizzare la DMT potrebbe essere, secondo la teoria dello psichiatra Rick Strassman, la ghiandola pineale. Se così fosse, si andrebbe verso la dimostrazione che la ghiandola pineale è il terzo occhio di cui parla la filosofia orientale.
Come allucinogeno, la DMT produce uno stato defocalizzato di coscienza che permette di vedere colori, immagini, luce accecante, e sentire suoni che normalmente non è possibile esperire. Tra i primi effetti è riscontrabile la sinestesia che produce un’alterazione dei suoni e dei colori che si modificano in modo da creare dei veri e propri mandala. Da semplici immagini geometriche le visioni si strutturano gradualmente come per permettere alla coscienza di imparare a vedere e sentire in assenza dei sensi fisici.
La DMT endogena, presente cioè nel corpo umano, potrebbe invece «agire da neurotrasmettitore». La biosintesi della DMT, cioè, sembra avvenire soprattutto in particolari situazioni di stress, mancanza di sonno, fatica.
Come hanno evidenziato però le ricerche di Strassman, sembra che una bassa percentuale della popolazione sintetizzi DMT in quantità maggiore alla media, con conseguenti “visioni” notturne che ricordano i tipici stati alterati di coscienza indotti dagli psichedelici.
Ma, lungi dall’essere delle mere allucinazioni, la DMT potrebbe invece produrre un aumento della percezione in questi soggetti che così esperirebbero un’espansione della coscienza tipica degli stati psichedelici ma anche della meditazione, respirazione olotropica, etc.
In questo senso le visioni di costoro potrebbero essere equiparate a scorci su un’altra realtà: il mondo degli “spiriti” secondo la conoscenza sciamanica, o quella infera proposta dalle religioni. Dipende da chi troviamo ad attendere oltre il velo che separa la nostra realtà dagli altri mondi. 

(Enrica Perucchietti è Docente presso la Libera Università di Studi Esoterici "Achille D'Angelo - Giacomo Catinella")

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