martedì 25 ottobre 2016

False Flag. Le operazioni sotto falsa bandiera e le tecniche di manipolazione mediatica. Intervento di Enrica Perucchietti



Dall’antichità a oggi, i metodi di manipolazione di massa si sono affinati, seguendo un vecchio adagio: «Chi controlla le menti, controlla il potere». Come spiegato in La Fabbrica della manipolazione (Arianna Editrice), il potere ha compreso che suggestionare e manipolare le coscienze è più proficuo che esercitare un controllo in modo sadico e violento. Il potere nelle moderne società “democratiche” rimane inoltre nell’ombra, governando da “dietro le quinte”, come mostrato insieme a Gianluca Marletta in Governo Globale. La storia segreta del Nuovo ordine Mondiale (Arianna Editrice).
All’interno delle tecniche di manipolazione si inseriscono anche le operazioni sotto falsa bandiera (false flag operations): si tratta in estrema sintesi di creare i presupposti per poi poter sfruttare delle opportunità calcolate con cura. In alcuni casi di lasciare che gli eventi “avvengano” per poi strumentalizzare l’accaduto, anche qualora si tratti di tragedie e di perdita di vite umane. Altre volte si stratta di pianificare attacchi sotto falsa bandiera per poter conseguire un determinato obiettivo, dopo aver manipolato degli “utili idioti” che poi divengono capri espiatori e cooptato talpe, spie, dirigenti, informatori. Ciò avviene sempre, però, in base a obiettivi precisi, strategie studiate a tavolino e interessi personali. Interessi che non corrispondono mai con quelli delle masse.
Come mostro in False Flag. Sotto falsa bandiera (Arianna Editrice), le operazioni falsa bandiera sono sempre avvenute − lo dimostra persino la storia antica e moderna − e non sono questione “recente” né materia per “complottisti”. Anche creare un nemico esterno/capro espiatorio per coalizzare l’opinione pubblica contro questo fantomatico pericolo − come splendidamente descritto da George Orwell in 1984 con il nemico pubblico numero uno del Partito, Emmanuel Goldstein − è uno dei trucchi più vecchi del mondo.  L’espressione “false flag” ha origine nei combattimenti navali, dove l’utilizzo di una bandiera diversa da quella reale nell’imminenza di un attacco è considerato accettabile, a condizione che la vera bandiera venga innalzata nel momento in cui inizia l’attacco vero e proprio. Con l’espressione “false flag operations”, invece, si è passati a indicare operazioni belliche autocreate, ideate cioè per fare credere che l’attacco sia stato effettuato da gruppi diversi rispetto ai reali esecutori della stessa, al fine di addossare loro la responsabilità di quanto accaduto, in ciò legittimando eventuali rappresaglie. O, come si preferisce ammettere a denti stretti, per sfruttare qualche ghiotta opportunità. Dall’antichità a oggi, le modalità si sono affinate ma le strategie belliche di strumentalizzazione sono rimaste immutate.
La maggior parte degli storici ritiene, per esempio, che anche l’incendio di Roma sia stato appiccato su ordine di Nerone per poter ricostruire la città, di cui esistevano già i progetti. La colpa del disastro sarebbe ricaduta sui cristiani, perfetto capro espiatorio dell’epoca. Qualunque ne sia stata l’origine, l’incendio offrì all’imperatore la possibilità di ricostruire la città a suo piacimento.
Nel 1933 l’incendio del Reichstag permise a Hitler e Göring di incolpare i comunisti e convincere l’ormai anziano presidente von Hinderburg a firmare un decreto che sarebbe stato altrimenti impensabile. Similmente per giustificare l’invasione della Polonia agli occhi dell’opinione pubblica nel settembre del 1939, Hitler organizzò un finto attacco nella stazione radio tedesca di Gleiwitz, nella regione della Slesia, situata lungo la frontiera con la Polonia.
Con la scusa della sicurezza nazionale, anche Washington avrebbe sfruttato l’occasione degli attentati dell’11 settembre per dichiarare guerra all’Afghanistan e all’Iraq e inaugurare così la dottrina Bush sulla guerra preventiva. Nel mio saggio documento i dubbi di numerosi ricercatori, ma anche ex ministri, capi di stato e analisti sugli eventi di quel tragico giorno.
Solo a distanza di decine di anni, se non addirittura secoli, la storia e la storiografia possono sperare di accertare la reale ricostruzione dei fatti. Sull’onda dell’emotività di eventi tragici che coinvolgono la mente e la “pancia” dell’opinione pubblica, si possono introdurre provvedimenti che sarebbero stati inimmaginabili in un clima sociale sereno. Così non si sarebbe riuscita a convincere l’opinione pubblica a introdurre una serie di restrizione della privacy sul modello del Patriot Act senza l’11 settembre, come non si sarebbero convinti gli americani a entrare in guerra senza Pearl Harbor. Due episodi tragici hanno segnato non solo la storia ma anche il destino del paese e del mondo, con una serie di reazioni a catena impossibili da fermare o invertire. La storia ha delle costanti che si ripetono in modo ricorrente: quando un modello di menzogna ha funzionato ingannando il mondo una volta, esso viene replicato fino all’evidente parodia di sé. La storia e il nostro passato possono però anche essere fonte di avvertimento e speranza per un futuro che rimane aperto a infinite, umane, variabili.  Se il Potere ci manipola da secoli, è perché serve il nostro consenso.  Noi possiamo imparare a negare tale consenso e tornare a usare la nostra coscienza critica. Per essere davvero liberi.

(Enrica Perucchietti è Docente di Antropologia Esoterica presso la Libera Università degli Studi Esoterici Achille D'Angelo - Giacomo Catinella di Lecce) 

Nessun commento:

Posta un commento