giovedì 28 luglio 2016

LABIRINTI. INTERVENTO DI ELEONORA MASSAFRA



La ferrea convinzione è una stanza buia. In fondo alla stanza, c’è una piccola finestra sulle cui vetrate c’è scritto “e se così non fosse”. Lasciare aperta questa finestra, per quanto piccola sia, è l’unico modo per cominciare a uscire ed è l’unico modo per salvarci da noi stessi. Per sopravvivere al grande caos del mondo l’uomo ha bisogno di certezze, che possono essere la sua salvezza, oppure la sua eterna dannazione, assodato che, nessuno può essere salvato se non vuole esserlo. Ogni labirinto ha il suo centro ma né il topolino né lo scienziato sanno quanti possibili labirinti esistono e quanti centri da raggiungere. Il Minotauro, mostro mitologico che si nutre di carne umana, vive in un labirinto. Il centro del labirinto è una tappa del rompicapo, è lì che il topo trova il formaggio, è lì che dimora il mostro. L’anziano padre di Icaro, inventore del labirinto e delle ali di cera che gli permetteranno di mettersi in salvo, raccomanda a suo figlio di non volare troppo vicino al sole perché il calore le scioglierà e lui precipiterà (più alta è la vetta più dura è la caduta). In psicologia e nell’esoterismo il labirinto rappresenta, un cammino di ricerca interiore nel primo, iniziatico nel secondo. Percorrendo i corridoi del labirinto si arriva sempre al centro e dal centro si rinasce, da lì si può spiccare il volo, senza avere però, la presunzione di voler arrivare troppo vicino al sole. L’uomo che s’incammina nel labirinto si troverà di volta in volta ad affrontare delle scelte, percorrerà corridoi, entrerà in stanze chiuse, scoprirà porte e porticine nascoste che rappresentano dei limiti, delle barriere. La simbologia legata al labirinto ha le sue radici nelle culture più antiche, da quella egizia a quella greca, latina e medievale fino ai giorni nostri. Alla parola stessa sono stati dati diversi significati etimologici, dal pre-greco labýrinthos che indica il palazzo di Cnosso dimora del mostro mitologico al greco làbirion, caverna o cunicolo che s’interseca nel sottosuolo oppure sempre dal greco lambàno-rinào, che significa cadere in inganno. Interessante è anche l’interpretazione del termine egeo-anatolico leberhis-ídos, cioè coniglio, da cui deriva il termine latino lepus-oris cioè lepre, a indicare l’animale che per sua natura scava cunicoli sottoterra. Un simbolismo che resiste e persiste passando anche attraverso i Mandala dei monaci tibetani. Con tanta cura e perizia, i monaci costruiscono i loro affascinanti e coloratissimi mandala per poi distruggerli e ricominciare da capo. Un lavoro certosino, un viaggio spirituale che si conclude per essere ricominciato, morendo e rinascendo ogni volta. Siamo dunque di fronte ad un simbolo antichissimo, affascinante, che già da se, lo studio del suo significato, ci porta ad affrontare un viaggio lungo le epoche e le persone, utilizzato dal mito, dalla psicologia, dalle religioni, dall’arte e dalla cinematografia, il labirinto ci pone simbolicamente al bivio tra la morte e la vita, l’uomo e la spiritualità, la materia e la psiche, il tormento e la rinascita.

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